martedì 25 marzo 2008

Quasi poesia


Immagine di un sogno che fu tutto mio,delirio di una notte ancora intonsa.
Inventerò lo spazio lanciando suoni,come un cieco uccello notturno.
Sorriso ineffabile del vuoto,abbandono di silenzi e d'ombre;marine scarlatte al tramonto.
Galleggio,
galleggio in uno spazio fluido di forme e di colori,che il suono crea.
Amore,
amore che mi esce dai pori e va a infrangere il cerchio.
Poesiadi silenzi e di notturni schianti.

3 commenti:

solopoesie ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
claudine Cittadina del Mondo ha detto...

Jengis, gli uccelli notturni non hanno una "visione" come noi... forse dovremmo poter essere noi come loro... anche di giorno! Spero i tuoi ospiti siano stati felici di poter godere della tua presenza... Io mi sono ripresa, giusto in tempo per ritornare al ritmo di vita di ogni giorno... Ma le feste, purtroppo, sempre lasciano una sorta di vuoto, di marasma... che sconforta con la sua ostentata presenza. Per questo, non mi piacciono le festività dettate da dogmi cristiani… anche se il tutto è diventato banale commercio. Mi ha fatto piacere “conversare” per quel breve attimo… chissà che magari davvero quando scenderemo a Radicofani (questo è il nome del paesino) la settimana dal 21-26 maggio, riusciremo a trovarci. Per ora, un forte abbraccio…. :-)claudine

jengiskan ha detto...

amiche care la vostra presenza illumina il mio blog e lo rende prezioso;una stanza tutta mia dove,quando voglio trovo le vostre tracce,le vostre parole,o magari vi sorprendo a parlare tra voi.Un abbraccio a entrambe,Lina e Claudine